«Scelta intempestiva». Così il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, sulla comunicazione arrivata ieri dal presidente del Coni Giovanni Malagò, che dall’India – nel corso della sessione del Comitato olimpico internazionale a Mumbai – ha annunciato che la pista da bob di Cortina non verrà costruita.
«Si dovrà cercare – ha affermato Malagò – una soluzione all’estero».
Parole, quelle di Malgò, che fanno seguito a una direttiva del Governo. L’esecutivo ha infatti palesato il venir meno dell’intenzione di proseguire con la costruzione del nuovo impianto ampezzano.
«La pista da bob di Cortina – il commento di Padrin – è sempre stata nel dossier olimpico, fin dall’inizio, fin dalla presentazione della candidatura. Il problema del forte aumento dei costi e soprattutto dell’assottigliarsi dei tempi tecnici per la realizzazione ha inevitabilmente indirizzato le scelte, ma la decisione finale è quanto mai intempestiva: giunge fuori tempo massimo e rischia di stravolgere completamente quello che era il progetto iniziale di Milano-Cortina 2026».
Padrin punta il dito contro chi, dal territorio bellunese e non solo, ha espresso contrarietà alla costruzione dello sliding center, evidenziandone l’impatto ambientale ed economico, oltre alle difficoltà di gestione futura.
«Il clima di contrapposizione totale che si è creato sulla pista da bob – secondo Padrin – è stato disgregante e distruttivo. Nella gestione di un grande evento – il pensiero del presidente della Provincia – non ci può essere spazio per divisioni manichee che non permettono un’analisi sana, corretta e costruttiva dei costi e dei benefici».
«Decisione responsabile», quella di non proseguire con Cortina, secondo il Cio.
Le gare di bob, skeleton e slittino potrebbero essere ospitate a Innsbruck, in Austria, o a St. Moritz, in Svizzera.
La novità annunciata da Malagò fa intanto riprendere quota all’idea del villaggio olimpico all’ex Eni di Borca di Cadore, dato che gli spazi necessari saranno minori di quanto previsto.