La Guera Granda dei Cantalaora a Mugnai

07.01.2016   |   pubblicato da Marco Crepaz

Ritorna per la terza replica successiva nel Feltrino, sabato 16 gennaio alle 20.30 alla Sala Parrocchiale di Mugnai (ex–asilo) «La Guera Granda», spettacolo teatral–musicale del Gruppo Cantalaora, che tanti applausi ha raccolto nelle prime rappresentazioni al Guarnieri di Pedavena e al Museo Etnografico di Cesiomaggiore.

«Un racconto per musica, testi e immagini», recita il sottotitolo e qui è il segreto del suo successo, nel far interagire diversi linguaggi espressivi, nel tentativo di restituire atmosfere ed emozioni di quella che fu definita la prima guerra moderna, per la sua dimensione tecnologica e industriale, quale gigantesca macchina di morte. Una tragica realtà ricostruita attraverso canzoni, recuperate dal repertorio tradizionale meno noto, e riarrangiate dal gruppo per adattarle alla propria base strumentale; immagini d’epoca di grande suggestione, alcune anche inedite; e testi di drammatica intensità, tratte per lo più da scritture popolari, lettere, diari e memorie scritte dagli stessi soldati nelle trincee. Questa è la «Guera granda» rappresentata dai Cantalaora, la Guerra del 1915–18 vista dal basso, da chi l’ha vissuta direttamente sulla propria pelle, lasciandocela anche quella pelle per ragioni che in molti non sono mai riusciti a capire, così diversa da «La Grande Guerra», come celebrata dalla retorica ufficiale, che esaltava il sacrifico eroico per la vittoria.

A interrompere quella che avrebbe rischiato di restare una monotona ricostruzione bellica, sia pur rigorosa sul piano storiografico, sono stati inseriti nello spettacolo dei «siparietti» di taglio cabarettistico che si rifanno ai «fogli volanti», testi satirici scritti dagli stessi soldati, che giravano clandestinamente al fronte e talvolta venivano rappresentati nelle retrovie in spettacoli di varietà destinati a sollevare «il morale delle truppe»: così è la Canzone dell’imboscato e Il Grand Hotel della paura, componimento popolare e burlesco, che ironizza sulla vita dei soldati in trincea, paragonandola a una macabra festa, con tanto di banchetti a base di bombe e gas asfissianti e balli «col tango alla baionetta».

Sono proprio questi testi, che nel provocare delle amare risate nel pubblico, sottolineano ancor più l’atrocità di quella guerra, così come di tutte le guerre. E questo è il messaggio che i Cantalaora si propongono di diffondere con questo spettacolo, al di là di ogni intento celebrativo, come monito e riflessione più che mai attuale oggi, nel nostro presente. L’ingresso è libero.

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