La storia di Marco Costella

08.05.2019   |   pubblicato da Marco Crepaz

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I membri della community di Bellunoradici.net hanno superato quota mille. Tra questi Marco Costella. Questa è la sua storia.

Mi chiamo Marco Costella. Sono nato 42 anni fa a Pieve di Cadore, da una famiglia con una ricca storia di emigrazione. Nel 1995 mi sono diplomato in Informatica Industriale all’ITIS Negrelli di Feltre. Nel 1997, dopo aver svolto il servizio di leva nel corpo degli Alpini come Soccorritore e Rilevatore Meteomont, ho iniziato il percorso lavorativo/formativo che mi ha portato a specializzarmi in Ingegneria del Software. Dal 2013 vivo in Florida (USA) con mia moglie Dina e due figli, Maia e Mattia. Mi occupo dello sviluppo software per un’azienda che sta cercando di migliorare il sistema sanità degli Stati Uniti d’America.

 

Perché hai deciso di emigrare? Nel 2011 lavoravo per la Federazione delle Cooperative Raiffeisen di Bolzano. Sviluppavo software per le grandi aziende agricole del Trentino Alto Adige tra cui Melinda, Mele Val Venosta e Marlene. Andava tutto bene, mi piaceva vivere a Bolzano, il lavoro era interessante e gratificante. Ma sentivo che qualcosa mancava, avevo raggiunto un limite, avevo bisogno di nuove esperienze.

 

È stata una scelta difficile? La scelta è maturata col tempo tenendo in considerazione pro e contro. In Cadore vivono i miei genitori, mio fratello con la sua famiglia e tutte le persone con le quali sono cresciuto. È stata una scelta triste, non difficile. Per fortuna i tempi sono cambiati: cinquanta anni fa, quando i miei zii sono emigrati in Sud Africa, avevano a disposizione solo la posta. Oggi, grazie alla tecnologia, posso condividere in tempo reale i momenti belli e brutti della vita. 

 

Perché proprio gli Stati Uniti? Nel 2006, grazie ad un amico, ho sviluppato un software per un Operatore Turistico di Boston. Sono subito rimasto incantato dalla città, dalla vita e dalle possibilità che offrono gli Stati Uniti. Così, nel 2012, volo negli States per imparare la lingua e per cercare opportunità. Qualche sera dopo il mio arrivo in città, ad una festa, conosco mia moglie Dina. Anche lei con una storia di immigrazione: dal Giappone al Perù e poi negli Stati Uniti. Nel 2013 da Boston ci spostiamo in Florida dove vive la famiglia di Dina.

 

È stato un percorso difficile? Sì, ma ho avuto la fortuna di avere l’aiuto di mia moglie. 

 

Ci sono altri bellunesi con te? Certo, i miei due bambini sono bellunesi! E poi Michael Fant (fa sempre parte di Bellunoradici.net, ndr), con il quale ogni tanto mi ritrovo.

 

Un giorno rientrerai? Tre anni fa quasi rientravo. Avevo ricevuto un’interessante offerta per tornare a lavorare a Bolzano. Ma l’ho rifiutata. Sono abbastanza sicuro che un giorno tornerò, ma per adesso non c’è niente di pianificato.

Quale il difetto principale della provincia di Belluno? La mancanza di agricoltura e di marketing del territorio.

 

Quale il pregio principale della provincia di Belluno? La bellezza del territorio. 

 

Una ricetta per lo spopolamento della montagna? Se ci fosse una ricetta persone più preparate di me l’avrebbero già presentata. Il mio parere è che senza grossi cambiamenti lo spopolamento non si può combattere. La provincia deve essere più attraente per le aziende, per i privati e per le famiglie. Serve l’autonomia provinciale e un cambiamento di mentalità non solo da parte dei politici, ma anche della gente.

 

 

Cosa può fare per te l’Associazione Bellunesi nel Mondo? Non penso ci siano iniziative alle quali non avete già pensato. Siete sempre un passo avanti! Vi ringrazio molto per tutto quello che già fate per i Bellunesi sparsi nel mondo. Vorrei approfittare di questa intervista per mandare un abbraccio a tutta la mia famiglia sparsa per il mondo e per ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine in questa esperienza.

 

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