Stefano Dal Farra. Da Belluno al Canada

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Mi chiamo Stefano Dal Farra, sono nato a Belluno e ho ventisei anni. Sono cresciuto a Limana, dove sono rimasto fino a quando avevo diciotto anni. Dopodiché ho deciso di trasferirmi a Belluno, dove sono rimasto fino allo scorso 8 ottobre. Ho studiato mediazione culturale a Udine per tre anni, poi ho deciso di iscrivermi a un master di studi europei di due anni dal titolo “Euroculture”, promosso dal programma Erasmus+, che mi ha permesso di studiare in Italia, Paesi Bassi e India. La mia professione è quella di mediatore culturale, in francese o in inglese, e di trainer e mentor per progetti finanziati dal programma Erasmus+.

Ho scelto di emigrare in Canada perché esattamente cinque anni fa ho frequentato, per un anno, l’università degli studi di Ottawa. Quell’anno da studente internazionale in Canada mi ha permesso di conoscere a fondo questo meraviglioso paese e una volta rientrato in Italia, mi è sempre rimasta la voglia di ritornarci un giorno. Così circa cinque mesi fa ho finalmente avuto il coraggio di fare questa scelta, di mollare i lavori che avevo a Belluno e di iniziare a fare tutte le carte e preparare tutti i documenti che mi servivano per ottenere un visto di lavoro in Canada. Sono partito da poco, esattamente l’8 ottobre, e sono arrivato a Vancouver solo una settimana fa. Ho scelto di vivere a Vancouver per due motivi. Il primo motivo è perché Vancouver è l’unica città in Canada dove non nevica mai, e nei rarissimi casi in cui nevica, nevica solamente 1 o 2 cm che si sciolgono subito. Avendo vissuto un anno a Ottawa, so quanto freddo fa d’inverno, e non essendo un grande amante del freddo e della neve, città come Toronto, Montreal, Halifax, Calgary o Ottawa non facevano per me. Il secondo motivo è legato al connubio di montagne e mare che offre la città di Vancouver. Durante il mio anno di studio in Canada, ho avuto modo di visitare la costa occidentale del Canada e di vivere per una settimana a Vancouver. In quel mio breve soggiorno, mi sono completamente innamorato della città, che da una parte offre uno spettacolo mozzafiato rappresentato dalle Montagne Rocciose, e dall’altra una distesa d’acqua infinita rappresentata dall’Oceano Pacifico. Avendo vissuto ed essendo cresciuto in montagna, quando viaggio e vivo all’estero, una delle cose che mi mancano di più sono le montagne, le Dolomiti Bellunesi. Non sono assolutamente un alpinista o un grande scalatore di montagne, ma rappresentano comunque un paesaggio con cui sono cresciuto e a cui sono affezionato. Dall’altra parte però amo il mare e l’acqua e a volte non avere la possibilità di andare al mare a Belluno mi rattrista. L’unione di questi due elementi, montagna e oceano, rende sicuramente Vancouver la città ideale per me in cui vivere.

Le mie prime impressioni sono positive. L’essere venuto a Vancouver rappresenta un sogno e una sfida personale, un’avventura che ho deciso di intraprendere di mia spontanea volontà. Sono felice di trovarmi qua, la città si è riconfermata affascinante e interessante come me la ricordavo, piena di spunti e attrazioni da ogni angolo per tutti i gusti. Sono riuscito nel giro di una settimana a trovare un alloggio e anche un lavoro che per ora mi piace e mi stimola.

Molte persone prima di partire mi hanno chiesto se sarei mai tornato e se il trasferimento in Canada fosse per sempre o meno. La parola per sempre è una parola molto impegnativa. Se c’è una cosa che ho imparato nella vita, specialmente in questi ultimi anni, è che la vita è imprevedibile, e molto spesso alcune cose non si possono pianificare, perché il nostro percorso in qualche modo è già stato tracciato. Vorrei potermi fermare in Canada per un po’, per vedere come le vanno cose. Se le cose vanno bene, chissà, potrei anche pensare di stabilirmi qua in maniera definitiva, altrimenti rimango sempre aperto a nuovi viaggi e a nuove mete.
L’Italia è il mio paese, la mia patria, e sono contento e fiero di essere italiano. Forse l’unica cosa che il mio paese potrebbe fare per far sì che molti giovani non scappino via è quella di offrire un po’ più di stabilità e crescita dal punto di vista lavorativo.