Mara Slongo

15.11.2017   |   pubblicato da Marco Crepaz

Mara Slongo

Da un’idea sotto il capannone alla festa dell’ABM e Famiglia di Fonzaso. Tempo fa scrissi alcune riflessioni sulle attitudini, competenze ed abilità dei nostri emigranti e sulla loro intelligenza, capacità e fantasia di sapersi esprimere, conquistando posti di grandissima responsabilità ed eccellenza pur rimanendo di grande umiltà nell’esercitare il ruolo da essi conquistato. Desidero quindi, con questo articolo/intervista, fare riferimento ad una vera e propria V.I.P. Una signora che non ha mai cercato la ribalta e che rispecchia nel modo migliore il pensiero espresso sopra. Ecco perciò l’ intervista che la Signora Mara Slongo ha avuto la bontà di concedermi per il nostro mensile e della quale pubblicherò solo la parte iniziale dalla nascita alla grande decisione. 

Nasce a Fonzaso nel  1954. Rimane con la nonna, e sarà poi condotta in Svizzera dove già c’erano i genitori emigrati nel ’52. Qui cresce e studia fino al diploma. La vita non Le è stata facile in un cantone  come Glarus, dove si parla un dialetto stretto incomprensibile anche ai tedeschi. Fin dall’asilo capisce che sarà dura perché deve diventare da subito poliglotta. Italiano a casa, tedesco a scuola e naturalmente dialetto. Già alle medie affronta le altre due lingue: Francese e Inglese. Non è certo tipo da perdersi d’animo e dunque supera anche questi scogli. I primi segnali di indipendenza arrivano quando  per permettersi l’acquisto di stoffe che poi confezionerà in abiti da sola, durante le vacanze va a lavorare. Piccoli lavori ma già formativi. Non perde un anno di scuola e a 19 anni si diploma  Perito aziendale con indirizzo ragionieristico e linguistico. Tedesco e Italiano non hanno per lei segreti mentre c’è una piccola zoppia in Francese ed Inglese. Come fare? Andare ad ovest dove le parlano ambedue. Contatta una cugina della mamma che è felice di ospitarla e piomba in Canada dove scopre che anche italiano e tedesco sono parimenti parlate. Rimane un anno e mezzo, di giorno lavora e di sera frequenta il College. La sua parlata era diventata fluida e decide di tornare in Svizzera dopo una soddisfacente, questa volta, vacanza.

Da qui ecco l'intervista.

Appena rientrata in Svizzera dove trova lavoro? - In funzione dell'esperienza maturata vengo assunta nel ramo commerciale di un'azienda produttrice di strumenti di alta precisione con sede a Zurigo -.

Come arriva invece a Torino? - Dopo appena due anni, siamo a fine '76, sento dentro di me il forte desiderio di tornare in Italia, la mia terra di origine: presento un curriculum alla Costan di Limana e l'esito è positivo. Il mio primo incarico è però fuori sede, infatti devo trasferirmi per due mesi a Torino per dare assistenza ad un trasferimento di un'unità produttiva dal Piemonte al Veneto, ma proprio a Torino conosco colui che diverrà poi mio marito, rimango quindi nella città Sabauda -.

Qual è stata la strada per entrare in FIAT? Conoscenze? - La più semplice, la più scontata: faccio un'inserzione sul più diffuso quotidiano locale, l'Ufficio Personale Fiat mi contatta nella stessa giornata proponendomi un colloquio immediato, trascuro le altre offerte e vado a presentarmi. Il colloquio è lungo e molto selettivo quasi quanto un esame ma lo supero. Rimango in Fiat per 38 anni -.

All’inizio ha avuto difficoltà con le colleghe/i?  - Non è stato facile, nessuno credeva che a 23 anni e senza raccomandazioni potessi occupare la segreteria di un Amministratore Delegato. Forse erano in possesso di un Italiano più forbito del mio ma di certo erano carenti nell'Inglese, Francese e Tedesco che per me non avevano segreti, da qui un pizzico di gelosia che sfogavano parlando tra loro sovente in dialetto piemontese, ma imparai anche quello -.

La sua scalata verso le alte cariche è sempre stata costante? - Come detto il mio primo incarico fu quello di Segretaria Assistente di Direzione che ho sempre ricoperto anche in altri settori dell'azienda. Era complicato in quegli anni gestire i personaggi che ricoprivano incarichi prestigiosi: non esistevano i cellulari e poter comunicare con chi, per ragioni di lavoro, viaggia molto era piuttosto difficile. Ricordo che talvolta facevo fermare dagli addetti le auto di servizio ai caselli autostradali onde poter conferire telefonicamente. Il mio percorso ha visto nell'80 e nell'83  le nascite delle mie due figlie, e nonostante le brevi gravidanze, gli scioperi selvaggi di quel periodo, la marcia dei 40.000 non si è mai interrotto e nel 98 la svolta: mi viene proposta la Segreteria della Presidenza -.

Signora Mara, mi pare di capire che Lei abbia stabilito un record unico: lavorare con tre Presidenti. Sbaglio? - No non sbaglia, in Fiat non era mai successo -.

Da chi vuole incominciare?  - Inizio nel '98 con l'Avvocato Paolo Fresco appena arrivato dagli Stati Uniti con un assistente che parlava solo in Inglese. Per un manager di primissimo piano e di altissimo carisma già numero 2 della General Electric Americana c'era la necessità di una segretaria assistente multilingue che conoscesse a fondo la realtà aziendale e che sapesse districarsi tra i suoi meandri e fui scelta. Ricordo un uso pressoché continuo del telefono mentre l'altro orecchio era perennemente in ascolto di comunicazioni e discorsi "live", insomma era necessario sdoppiarsi. Gli successe il Dottor Umberto Agnelli che purtroppo scomparse dopo poco più di un anno. Era un persona davvero squisita ed elegante, molto riservata e amante delle tradizioni, con un altissimo senso del dovere e preparatissimo attore del mondo finanziario. Il terzo presidente chiamato a dare continuità all'Azienda fu l'avvocato Luca Cordero di Montezemolo, appena eletto alla Presidenza di Confindustria e da anni presidente della Ferrari. Le tre cariche contemporanee di certo non furono una passeggiata ma Montezemolo riuscì a gestirle contemporaneamente in modo eccellente. In quel periodo di iperattività frenetica spesso succedeva che la tensione salisse alle stelle, ma il Presidente sapeva sempre ricondurre tutto alla normalità con il suo fare garbato e gentile che talvolta si trasformava in una rosa appoggiata sulla scrivania -.

C’è un ulteriore evoluzione nella sua carriera? - Si negli ultimi tre anni della mia permanenza in Fiat, in funzione di tutte le esperienze acquisite sul campo insieme all'ex assistente del Dottor Umberto sono chiamata alla gestione della Segreteria Generale. Significa essere di supporto alle due segreterie ai vertici dell'Azienda: quella della Presidenza dell'Ingegner John Elkann, di cui ricordo i primi passi di laureando sotto la guida dell'Avvocato Fresco e quella dell'Amministratore Delegato Dottor Sergio Marchionne, Presidente della Ferrari, l'uomo che ha saputo ribaltare il destino di Fiat in FCA, ovvero trasformarla in una realtà ItaloAmericana di risonanza mondiale. Da allora i C.d.A e le riunioni istituzionali e societarie di FCA si svolgono presso le varie sedi produttive sparse in tutto il mondo e di conseguenza ad ogni convocazione dovevo essere pronta a trasferirmi per qualche giorno nelle sedi designate. Tutto ciò a conferma della nuova caratura internazionale della FCA -.

Ricorda qualche aneddoto che in qualche modo la riguardi anche se marginalmente? - Non al momento - Ma dopo un mezzo sorriso racconta: - Negli anni 90, senza alcun preavviso fui convocata in una mega riunione nella sede storica di Corso Marconi a Torino con i maggiori capitani d'Industria d'Europa, tra questi Monsieur Giscard D'Estaing. Presidente era l'Avvocato Gianni Agnelli e il compito della riunione era redigere lo Statuto dell'Associazione per l'Unione Monetaria Europea. Mi sentivo a disagio per il mio abbigliamento poco formale e per la presenza di personaggi che davvero rappresentavano il Gotha dell'Industria e della Finanza Europea. L'inizio della riunione era atteso da parte del Presidente in carica che, appena entrato nel salone mi dedicò uno sguardo veloce ed un altrettanto sintetico saluto in perfetto Francese: "Bonjour madame". Ecco quella fu la molla che mi diede coraggio e sicurezza, capii che il carisma di certi personaggi era una dote dai poteri inspiegabili che aveva la possibilità di trasmettere sensazioni a distanza. Questo potere è stato in parte trasferito al nipote John che amava profondamente il nonno e che ne sta raccogliendo l'eredità -..

Le hanno mai chiesto pareri? - Qualche volta ma ho sempre evitato di formularne. Nell'ambito Fiat la riservatezza è sempre stata considerata una cortese abitudine di uso comune.

Ha mai fatto pesare ad alcuno la sua posizione? - Mai. Non mi era necessario -.

I giornali rispecchiano o hanno rispecchiato fedelmente sia l’uomo sia il manager? - No. Per niente -.

Intelligenza, modestia, senso di responsabilità, discrezione le sente sue doti? Si! Senza falsa modestia -.

Lei dimostra grande dirittura morale e forza interiore, chi gliel’ha trasmessa?            - Soprattutto l’esempio e i consigli di mio padre -.

Il quale ha guidato a lungo Famiglie ex Emigranti. - Si,. Per 25 anni a Glarus in Svizzera e poi per circa 20 anni da Limana, quella della Sinistra Piave

Nel 2014 è stata insignita dal Presidente della Repubblica della Stella al Merito del Lavoro. Crede di dover ringraziare qualcuno per i suoi successi? Si in primis la mia caparbietà e la mia straordinaria famiglia, poi i miei suoceri, persone splendide che mi hanno dato la possibilità di poter gestire i miei orari di lavoro sempre lunghissimi ed impegnativi, i miei genitori che anche se fisicamente lontani erano sempre presenti nel cuore. Ma non dimenticherò mai la mia nonna materna che nei primissimi anni della mia vita è stata contemporaneamente mamma e nonna prima di raggiungere i miei nel Canton Glarus in Svizzera -.

In conclusione un'esortazione ai giovani. - Siate sempre umili e vogliosi di imparare ma allo stesso tempo determinati nel raggiungere gli obiettivi importanti -.

Grazie signora Mara per l’ opportunità , disponibilità e il garbo accordatimi.

Attraverso questa lunga intervista si evidenzia non tanto  lo sbandieramento delle  proprie capacità, certamente apprezzate e riconosciute, ma come con l’umiltà, il rispetto verso il ruolo che si ricopre, la discrezione e la consapevolezza di essere vicini a persone non comuni, si possa assurgere a livelli importantissimi. Rimanere per lunghi anni vicino a tali personalità il cui valore internazionale è assoluto, deve per forza rispecchiare doti elevate. Sia tutto questo di ulteriore sprone ai nostri giovani che cercano di emergere in un contesto che, forse, non dà sempre loro le possibilità sperate. 

Conquistate il vostro futuro.

 

Gianluigi Bazzocco (nella foto con Mara Slongo)