Belluno. Autonomia sì o autonomia no?

09.11.2017   |   pubblicato da Marco Crepaz

Autonomia

Il 22 ottobre veneti e bellunesi sono stati chiamati ad esprimersi tramite referendum sulla questione autonomia di Regione e Provincia. Come ampiamente previsto, si è avuta una vittoria schiacciante di quanti hanno risposto affermativamente alla richiesta di maggiori forme di autogoverno dei due enti sopra citati. Dopo l'esito, abbiamo raccolto alcune opinioni tra i bellunesi che vivono lontano dalla terra di origine sul significato della consultazione e sugli scenari che ora si aprono per il Veneto e per Belluno. 

Non tutti concordi, gli intervistati, sull'utilità della votazione. Da un lato c'è chi, come Cesare Prezzi, residente in Brasile, considera il percorso dell'autonomia «la strada più adatta per il futuro della Provincia e dell'intera Regione», o ancora, un modo per «pareggiare le differenze con le altre realtà a statuto speciale e portare un notevole vantaggio economico rispetto alla concorrenza, a volte sleale, operata dai vicini nei confronti dei nostri operatori economici», come affermato da Aduo Vio, emigrato in Germania. Dall'altro c'è chi preferisce distinguere tra Regione e Provincia, come Milena Piasente, che vive a Roma. «Non vedo delle ragioni reali per una maggiore autonomia del Veneto, che invece ricorrono integralmente per la Provincia di Belluno - il suo commento -. Il Veneto rivendica maggiori risorse che ritiene di creare, ma non ha bisogno di maggiore autonomia per questo, bensì di far valere eventualmente la sua "forza contrattuale" con lo Stato. Per il Bellunese, invece, il discorso è diverso, perché solo le forze della Provincia possono comprendere, istruire ed implementare le azioni opportune per rispondere alle specificità del territorio». 

C'è poi chi è scettico - «Sono in generale d'accordo su entrambi i referendum, anche se probabilmente serviranno a poco dal punto di vista pratico e nel breve termine. Sinceramente per quanto riguarda Belluno non credo che il referendum cambierà la situazione», l'opinione di Paola De Mattè, residente negli Stati Uniti – e chi è contrario e vede in altre vie le opportunità per un mutamento della situazione. Così la pensa, ad esempio, Saverio Sanvido, bellunese in Svizzera: «Veneto e Lombardia non hanno bisogno di autonomia, ma di cambiare una classe politica che da decenni non han saputo rimodernare le Regioni pur avendo le risorse per farlo. Stesso discorso per la provincia di Belluno. Quale politico pensa ai cittadini prima di pensare a se stesso? L'autonomia non è certo la formula magica. Forse rimarranno più soldi da dividere fra gli "amici"».

Per quanto riguarda le azioni da intraprendere a seguito del risultato, la vittoria del Sì viene vista come un'occasione da sfruttare per far sentire la propria voce. «Gli amministratori della nostra provincia dovrebbero usare il risultato con intelligenza, lungimiranza e unità di intenti per richiedere più servizi, in particolare per quanto riguarda i trasporti, treno in primis», afferma Paola De Mattè. Per Milena Piasente, «il far sentire la propria voce di Bellunesi è una capacità da riscoprire e affermare, con orgoglio delle proprie origini e rivendicazione del rispetto di esse, forti delle potenzialità e capacità che ci hanno sempre consentito di andare avanti, nonostante le difficoltà». Simile il ragionamento di Veronica Polito, residente in Francia: «Belluno ha ora la possibilità di esprimersi. Per troppi anni la Provincia è rimasta immobile aspettando che lo Stato si accorgesse di lei e le concedesse i mezzi per potersi sviluppare secondo le sue esigenze. Si tratta di un’opportunità che non deve andare sprecata. L’autonomia è la strada verso la piena espressione del territorio e di quello che ha da offrire. Fino ad oggi le potenzialità della nostra regione e provincia sono rimaste nascoste, coperte da uno strato di torpore statale che spetta a noi risvegliare con le nostre voci e l’amore per il nostro territorio. Se non ci pensiamo e non ci crediamo noi, chi altro potrà farlo?».