Tiziano Baviera

09.11.2017   |   pubblicato da Marco Crepaz

Tiziano Baviera

Mi chiamo Tiziano Baviera, 29 anni, dal 2011 primo violino e membro fondatore del Quartetto Noûs (nella foto Tiziano è il primo da sinistra). Sono nato e cresciuto a Bologna, città natale di mio padre, convivendo sempre felicemente con la mia doppia nazionalità italo-francese, dovuta a mia madre. Ma, ad essere sincero, la mia personalità si avvale anche di una terza identità, quella bellunese! I miei nonni materni, infatti, erano originari di La Valle, piccolo paese dell’Agordino circondato da una splendida cornice dolomitica. Nel ‘36 emigrarono  insieme a molte altre famiglie della vallata in Normandia, dove le miniere richiedevano molta mano d’opera, e lì si stabilirono. A Gaidon, frazione di La Valle Agordina, la mia famiglia ha ancora la casa del nonno nella quale passiamo, da quando ne ho memoria, lunghi periodi durante l’anno. Il violino è la mia vita, l’ho sempre avuto fra le mani dall’età di tre anni. Cominciai a Bologna nella scuola Suzuki, un metodo giapponese per l’insegnamento infantile della musica. Diplomatomi al Conservatorio di Bologna, ho passato anni felici a suonare in orchestra, coltivando sempre la passione per la musica da camera, in particolare il quartetto d’archi. Nel 2010 mi sono trasferito a Lugano per conseguire il Master al Conservatorio della Svizzera Italiana e lì ho incontrato Sara e Alberto (violista e violinista) con i quali ho intrapreso la magnifica avventura che è la vita del quartetto. Finiti gli studi ci siamo trasferiti a Como, dove Tommaso (violoncellista) ci ha raggiunti dalla Germania, e da allora facciamo base nella bella città lariana. La scelta di vita fatta comporta tanti sacrifici, ma il percorso della musica da camera continua a regalarci emozioni, soddisfazioni e insegnamenti. Una convivenza a quattro dove la musica fa da maestra, una società in miniatura dove bisogna imparare a conoscersi, rispettarsi e a perseguire obiettivi comuni.

Come vedi il panorama musicale in Italia?

Il panorama musicale italiano è un vero e proprio paradosso, in linea con la comune deriva dell’arte. La culla artistica e musicale del nostro Paese ha dato origine ad una delle più grandi tradizioni del mondo. Siamo in tanti in Italia, volenterosi e desiderosi. Oggigiorno, tranne qualche eccezione, manca il giusto sostegno per chi vuole crearsi il proprio percorso, come invece succede in molti altri paesi europei. Istruire le nuove generazioni all’ascolto anche della musica classica non sarebbe una perdita di tempo, bensì, come per qualsiasi forma d’arte, un arricchimento fondamentale per la propria persona e per la società in generale.

Secondo te la provincia di Belluno è predisposta per ospitare concerti internazionali?

Con il quartetto abbiamo avuto il piacere di suonare per qualche anno al Festival “Dino Ciani” a Cortina. Una realtà musicale interamente immersa nella cornice delle Dolomiti, in cui il pubblico viene invitato non solo all’ascolto, ma anche a scoprire località e panorami che vanno al di là della sala da concerto. Mi ricordo, per esempio, un concerto sulla Cima Gallina, nel vecchio fortino risalente alla Grande Guerra. Esperienze del genere, arricchite dal fascino delle nostre montagne, sono davvero indescrivibili, sia per l’ascoltatore che per l’esecutore. Quest’anno abbiamo debuttato a Belluno, il 27 ottobre, nella Sala Giovanni XXIII per il Circolo Culturale Bellunese. Una nuova esperienza che ci ha riportato in questa provincia. Ricordi d’infanzia mi riportano a concerti a Caprile, Falcade ed Alleghe: infatti anni fa era molto ampia la rassegna “ Musica nell’Agordino”, ora più ridotta, penso per i soliti problemi economici. Anche a La Valle c’ è una lunga tradizione musicale: ad esempio un cugino suonava il violino, uno zio suonava e insegnava il mandolino, ma ci sono anche ottimi fisarmonicisti, organisti, corali, e tutto in un paese cosi piccolo! Concludo convinto del fatto che l’atmosfera delle Dolomiti Bellunesi sia una “marcia in più” per qualsiasi manifestazione, anche a livello internazionale. Paesaggio e arte sono sicuramente un binomio molto forte e accattivante: “I Suoni delle Dolomiti” di Mario Brunello ne è un forte esempio.

Un suggerimento per un giovane che vuole iniziare un percorso musicale?

Passione, dedizione, sensibilità e tanta pazienza. Il livello odierno è talmente alto da poter spaventare chiunque voglia intraprendere un percorso musicale. La vita “d’artista” non è affatto comoda e semplice. La musica è bella in tutte le sue forme. Non importa lo strumento, non importa il genere. L’importante è essere curiosi, scoprire e trovare la propria identità musicale. Come diceva una grande maestro “La musica è un bene da restituire”; pertanto invito tutti, ma proprio tutti, ad avvicinarsi alla musica. Sia come semplice passione, sia che rimanga a livello amatoriale, sia che, chi osa spingersi oltre, ne faccia la propria professione. Per poter “restituire” bisogna prima “arricchirsi”, il primo passo fondamentale, mi ripeto, per uno sviluppo nobile di sè stessi.