Silvia Valletta

05.10.2017   |   pubblicato da Marco Crepaz

Silvia Valletta

Silvia Valletta, classe1992, è cresciuta a Salce, Belluno. Oltre a diplomarsi al Liceo linguistico di Belluno "G. Renier" ha studiato un anno al  conservatorio"A. Buzzolla" di Adria e tre anni al conservatorio di Klagenfurt in Austria. Attualmente sta sviluppando il suo percorso formativo all'Istituto di musica e pedagogia di Namur in Belgio, dove segue il master specializzato di violino.

Perché hai deciso di emigrare e portare a termine i tuoi studi all'estero?

Fin da bambina ho desiderato di poter studiare all’estero, anche se non saprei proprio dire come mai già allora ne fossi così affascinata. Col tempo poi, in quanto musicista, questo interesse si è rivelato più che fondato, in quanto a mio parere conoscere delle realtà diverse da quella italiana, imparare a muoversi disinvoltamente in ambienti a volte del tutto sconosciuti, imparare le lingue straniere (al momento mi limito a tedesco, francese e inglese, ma non escludo d’iniziare a studiacchiare anche lo spagnolo e l’olandese) ed avere numerosi contatti all’estero può essere una carta in più nel mio settore e renderti sia professionalmente che umanamente molto più agile e flessibile.

Hai trovato difficoltà nel riconoscere all'estero il tuo titolo di studio?

Per quanto riguarda i riconoscimenti dei titoli di studio all’estero non ho mai avuto problemi, anzi: quando, dopo un anno di studi al Conservatorio di Adria, mi sono trasferita in Austria al Conservatorio di Klagenfurt, mi è stato riconosciuto tutto il possibile di quanto fatto precedentemente in Italia, cosa che mi ha permesso anche di diplomarmi con un anno di anticipo rispetto al piano di studi austriaco. Ora sto proseguendo il mio master in Belgio e sono certa che sarà altrettanto possibile riconoscere quanto fatto in Austria.

Al contrario, in Italia sto avendo parecchie difficoltà nel far riconoscere il mio diploma austriaco a causa di certe differenze nei piani di studi.

L'Italia non è un Paese per giovani. Confermi questa affermazione? Se sì, cosa si dovrebbe fare per diventare più attrattivi?

Non posso esprimermi con certezza al riguardo, in quanto passo in Italia pochi mesi all’anno, e principalmente per le vacanze. Per quanto possa valere la mia esperienza, tuttavia, ho avuto l’impressione che all’estero la vita dei giovani, che siano studenti o lavoratori, sia molto più facilitata rispetto a com’è in Italia, sia per quanto riguarda il costo degli studi, la possibilità di ricevere borse di studio, le convenzioni con le varie strutture (trasporti, pasti ecc.) che per diverse forme di assistenza e appoggio da parte dello Stato, anche per le famiglie.

Dove vedi il tuo futuro?

 

Non ho ancora dei piani precisi su dove stabilirmi. Per ora sono a Namur e sicuramente starò nei paraggi fino al conseguimento del diploma, anche se non escludo di trasferirmi in qualche altra città o Paese, qualora dovessi trovarvi lavoro, e tornare qui solo per le lezioni. Ho un certo debole per l’Austria e la Germania, per quanto riguarda la qualità delle vita e del lavoro, ma non posso negare che mi piacerebbe anche tornare in Italia, se si dovessero presentare le condizioni giuste. Tuttavia non voglio impormi dei limiti e la linea che penso di seguire è semplicemente quella di andare dove c’è lavoro e seguire un po’ le orme di mio nonno ed altri parenti, che hanno a lungo lavorato e vissuto all’estero o che ci vivono tuttora.